S.Egidio- Il punto della dott.ssa  santegidiese Elena Di Simplicio per la rivista  www.occhioche.it

Oggi, dopo innumerevoli studi ed approfondimenti siamo ancora qui a parlarne. Per le insegnanti è ormai oggetto di routine, non è più l’eccezione. Perché non entra ancora nella normalità dell’immaginario collettivo? La dislessia è un’opportunità, non è un limite.
Come insegnante credo che ci siano ormai solo diversi metodi da sperimentare e certo degli approfondimenti da integrare. Gli studi non devono fermarsi al riguardo, ma credo che non debba fare più notizia, si dovrebbero soltanto creare articoli a sfondo scientifico sull’apprendimento e sulla didattica. 

Dislessia: Condividiamo Esperienze e Creiamo Rete

La condivisione di esperienze e di metodi può creare una rete di sviluppo e di opportunità per bambini e ragazzi che hanno bisogno. Non più etichette appunto, ma opportunità! I metodi e le patologie, non devono essere un peso per loro, ma solo una presa di coscienza dei propri limiti e delle proprie potenzialità. Chi deve occuparsi e preoccuparsi di queste situazioni non sono i ragazzi, ma chi si prende cura di loro: insegnantineuropsichiatri chiamati ad effettuare una diagnosi, di nuovo le insegnanti per lo sviluppo e l’applicazione di metodi efficaci ed infine i genitori.

Insegnanti e Genitori: Non lasciamo soli i ragazzi

Prima l’insegnante è chiamata all’autoriflessione: ho fornito al bambino tutti gli strumenti necessari per l’apprendimento della lettura? Ho dedicato tempo sufficiente ad esercitazioni e allo sviluppo dell’orientamento visuo-spaziale?
Anche i genitori sono chiamati a porsi delle domande: ho seguito le indicazioni e le disposizioni delle insegnanti, nello svolgimento dei compiti? Ho trascurato le esercitazioni di lettura a casa? Ho creato delle aspettative troppo alte al riguardo ed ho quindi creato un rifiuto o un blocco a mio figlio?

Prevenzione: La gestione della segnalazione scolastica

Altrettanto importante è la prevenzione. Diverse scuole stanno somministrando screening sin dalla Scuola dell’Infanzia e sicuramente sono un ottimo strumento di segnalazione su prove tarate a seconda dell’età.
Dopo la somministrazione, appunto, al termine della classe seconda della Scuola Primaria, avviene la segnalazione ai genitori. I genitori prendono contatti con il neuropsichiatra infantile, il quale ha il compito di verificare quanto accertato dalle insegnanti e preoccuparsi di capire se ci sono dei precedenti traumi all’origine. Poi il tutto torna nelle mani delle insegnanti, che devono assolutamente stabilire strumenti e metodi adatti al singolo. Sì, dico e sottolineo adatti e opportuni, perché è vero che un bambino dislessico è dispensato dalla lettura ad alta voce, ma perché negarglielo se lui invece vuole mostrare il suo impegno in classe? Non ha senso!

Seguire i genitori nel percorso del ragazzo dislessico

Ora vorrei soffermarmi sul ruolo dei genitori. I genitori vanno rassicurati, soprattutto, e bisogna anche dire di non prendersela con il bambino perché non riesce a leggere bene e di non essere troppo permissivi. Un genitore potrebbe intervenire dicendo: “Non saprà mai leggere e quindi non incoraggio mio figlio alla lettura, anche perché mi comporta un ulteriore investimento di tempo che non ho!
Essi semplicemente devono seguire serenamente le indicazioni fornite da insegnanti e dal neuropsichiatra. Non abbiate paura! Se il bambino ha una gamba leggermente più corta deve indossare il plantare per camminare e per avere una corretta postura. Le indicazioni da seguire sono esattamente quel plantare… un’opportunità per camminare meglio, per affrontare meglio le proprie difficoltà.

Fonte:  https://www.occhioche.it/2022/07/12/dislessia-limite-o-opportunita/

 

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