Monsampolo del Tronto- Zero Spreco nasce per trasformare le eccedenze alimentari in risorsa sociale
La Festa di Sant’Egidio Piazzetta e Campari e la Sagra della Polenta tornano dal 27 al 30 agosto grazie ai giovani della locale Pro Loco, capitanati dal vice presidente Samuele Spadoni, che raccolgono un’eredità lunga cinquant’anni per proiettarla verso nuove sensibilità sociali e ambientali. La manifestazione aderisce al progetto Zero Spreco, finanziato dalla Regione Marche e coordinato dal Comune di Monteprandone capofila, che ha visto tra i partner Kairos ODV ETS e ha prodotto il cortometraggio “Zero Spreco” del regista Ernesto Vagnoni, pubblicato sul sito del Ministero dell’Ambiente come modello nazionale di comunicazione sulla lotta allo spreco alimentare.
La sagra applica il protocollo operativo definito da Kairos, trattando l’evento come un sistema alimentare temporaneo con flussi di ingresso, utilizzo e residuo. L’obiettivo è ridurre gli sprechi intercettando ciò che rimane integro e redistribuibile senza catena del freddo. Ogni sera viene recuperato il pane avanzato, mentre le materie prime di magazzino: farine, pasta secca, legumi, olio, conserve, prodotti confezionati e verdure intere, vengono inventariate alla chiusura e trasferite alla rete solidale. Accanto al protocollo Zero Spreco, la festa introduce una gestione ambientale completa: raccolta differenziata, conferimento dell’umido e tracciabilità dei flussi.
“Zero Spreco nasce per trasformare le eccedenze alimentari in risorsa sociale – afferma Simonetta Sgariglia, presidente Kairos. “ Il protocollo è semplice, tracciabile e compatibile con l’organizzazione degli stand: il recupero del pane e la ricognizione del magazzino permettono di sostenere famiglie e centri di comunità senza modificare la struttura della festa”
“Rilanciare la Festa di Sant’Egidio significa custodire una storia lunga cinquant’anni e darle un futuro” aggiunge Samuele Spadoni.
“Il recupero del pane, la redistribuzione delle materie prime e la gestione ambientale con raccolta differenziata e umido non stravolgono il lavoro degli stand, ma cambiano il modo in cui la comunità vive la festa. La tradizione può essere sostenibile e diventare un gesto di cura verso il territorio”.
