L’indifferenza, il male e l’anima ferita

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Della RipaTortoreto-I risultati di uno studio condotto dallo psicologo Luigi Della Ripa

Lo psicologo Luigi Della Ripa, ha presentato i risultati di un’interessante ricerca sul tema: “L’indifferenza, il male e l’anima ferita”, ottenuti attraverso l’osservazione tecnica induttiva.

La ricerca è stata centrata entro i perimetri della Regione Abruzzo ed è terminata nel mese di agosto 2014.

Le strade e le piazze delle maggiori città sono state considerate fotografie fedeli della società in questo periodo storico.

“Dell’abruzzese forte e gentile è rimasto solo un deposito residuale di una cultura del dopoguerra, afferma il dott. Della Ripa.

I potentissimi persuasori occulti , operatori indisturbati di incontrollabili ed invisibili mulinelli d’onda, spinti da finalità puramente economiche, hanno imposto un radicale omni invadente condizionamento di tutte le persone su scala planetaria, estraniandole da sé stesse impoverendole nelle individualità e privandole di emotività.

Non solo: hanno prodotto una persona di latta, vuota, emula, eterodiretta destinata a trovare pseudo felicità nei grandi paradisi terrestri, i supermercati con possibilità illimitate di acquisto.

La diagnosi psico-sociologica dell’inchiesta che ho condotto nello spazio abruzzese sulla mente collettiva, sull’uomo eterodiretto sull’indifferenza, è un fenomeno non solo europeo,russo, americano, ma planetario.

Anche l’Abruzzo è popolato da migliaia di persone, di passanti indifferenti e distratti, eterodiretti che passano vicino ad una persona come se si passasse vicino ad un muro con grande distacco emozionale.

Anche l’abruzzese, vive con la sua indifferenza, una mancanza d’interesse per il mondo col desiderio di non essere coinvolto né nella lotta, né in amore e distoglie lo sguardo dal suo prossimo, dalla persona che gli passa vicino.

Questo accade perché non è più cristiano, perché non primeggia in lui l’intellettualità, l’umanesimo, perché è il prodotto di un’educazione generica dove il tutto non è più riconducibile al singolo passante. Una realtà in cui i “folkways and mores” sono stati uccisi.

La massima espressione di queste fenomenologie sono diagnosticabili a livello psicometrico nelle donne, che affacciandosi all’emancipazione dopo l’invenzione del motore a scoppio, sono state ridotte ad una specie di “sanderling” che camminano accelerate solitarie per le vie della città col telefonino in mano.

Secondo la mia diagnosi psico-sociale l’indifferenza, compresi i numerosissimi bystanders, oltre ad essere veleno della terra, è uno stato patologico che va curata.

Il valore di un uomo, non si calcola in base alla sua cultura, intelligenza e bellezza ma secondo la sensibilità della sua anima.

La coscienza dell’uomo non è distaccata da qualunque sua azione e la storia stessa è lo specchio del livello evolutivo della coscienza collettiva”

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