Ecco il libro “La gioia di capire… di Ennio Monachesi

Corridonia-  Un libro che si rivolge agli insegnanti  e non solo

Ecco  su Amazon “La gioia di capire”  l’ultima opera letteraria di Ennio Monachesi, il poliedrico maestro elementare di Corridonia, conosciuto al grande pubblico come cabarettista  

Dopo il successo della “La Vena umoristica”, ecco questo nuovo libro  che si rivolge soprattutto agli  insegnanti, destinato a guadagnarsi la propria fetta di mercato.

Un libro da leggere che offre importanti spunti di riflessione ed approfondimento soprattutto sulla didattica della matematica.

 

La gioia di capire”: perchè questo libro e questo titolo? A chi si rivolge?

 Il mio libro LA GIOIA DI CAPIRE vuol essere un piccolo aiuto, utile e dilettevole, per  insegnare, capire ed imparare piacevolmente. Collega logica e fantasia,  teoria e pratica,  con molti esempi e proposte,  per la matematica e la lingua italiana, frutto di tanti anni di insegnamento, studi e ricerche. Può essere utile agli insegnanti, ma anche ad altri, per se stessi, e per aiutare figli e nipoti se ne avessero bisogno. 

Un capitolo è dedicato al valore educativo dell’umorismo con molti testi ed esempi divertenti e significativi. Esso è tratto dall’altro mio libro LA VENA UMORISTICA, che ha vinto il concorso “città di Gottammare 2020” come miglior opera umoristica.

Nell’ultimo capitolo, poi, si cercano spiragli nella “muraglia che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia”, per trovare almeno qualcuna delle “infinite vie del Signore”, per la vita e per l’educazione, nonostante che la segnaletica  lasci molto a desiderare.

Donald Schon definisce l’insegnante un “professionista riflessivo” che compie un continuo lavoro di ricerca-azione. Così è nato anche questo libro, in cui la pratica si sposa con la teoria, esposta con semplicità e chiarezza, per cercare di apprendere e insegnare  in modo significativo sia a livello cognitivo che emotivo, secondo le ricerche e le sperimentazioni di Daniela Lucangeli ed altri.  Luigi Cancrini afferma che l’emozione si infiltra nei processi e nelle attività cognitive come il liquore in una pasta dolce, e che  gli atteggiamenti, i pregiudizi e le aspettative dell’insegnante svolgono un ruolo assolutamente centrale. Rosenthal e Jacobsen hanno dimostrato come essi influenzano il rendimento degli alunni, con il cosiddetto “effetto Pigmalione.”

 

Nel libro ci sono parecchi riferimenti all’insegnamento della  matematica e sull’aspetto didattico….

Lavorare gioio-s-eren-amente è tanto più facile quanto più l’insegnante è competente anche sul piano metodologico-didattico. A tal fine nel libro si propongono esemplificazioni ed ipotesi di lavoro semplici ed essenziali, dimostratesi efficaci, che gli insegnanti possono ovviamente rielaborare e migliorare adattandole ai diversi contesti operativi   Esse riguardano la lingua italiana, per la lettura, comprensione ed espressione-composizione dei vari tipi di testo, e soprattutto la matematica. Per  quest’ultima si propone un approccio didattico intuitivo, analogico-laboratoriale, come quello di Camillo Bortolato, con l’aiuto di sussidi concreti ed informatici, scaricabili gratuitamente dal sito www.monachesi.it, insieme con un uso significativo del linguaggio verbale e simbolico-matematico, per facilitare la comprensione e i processi cognitivi.

L’intuizione analogica si sposa così con la comprensione semantica, con l’attività logica, e con le emozioni positive, in modo sinergico, con grande efficacia.   

Questo ovviamente è l’ideale a cui tendere, in situazioni non sempre facili, facendo del proprio meglio ed apprezzando risultati anche parziali, senza scoraggiarsi.  Come peraltro ho fatto io stesso. Le ipotesi, le proposte e le riflessioni che ho raccolto in questo libro, sono maturate, infatti, nel corso di una lunga ed intensa attività, sia di insegnamento che di studio, ricerca e formazione degli insegnanti, con il M.P.I., Università ed IRRSAE, svolta con impegno, ma anche con gli inevitabili dubbi, problemi e difficoltà che sono stati occasioni e sfide per crescere e fare meglio, grazie anche ai contributi di vari autori e alla collaborazione con i colleghi. Perché nessuno è perfetto e siamo tutti un po’ orbi, e allora “orbo di occhio sinistro cerca orbo di occhio destro  per uno scambio di vedute.” L’unione fa la forza. Tutti per uno uno per tutti, e chi si estranea dalla lotta è ‘n gran “filius matris ignotae”.

Da maestro ed educatore, come è cambiata la scuola negli ultimi 10 anni?

Ci sono state innovazioni legate ad un maggiore uso delle nuove tecnologie, ad una maggiore diffusione delle lingue straniere, con la sostituzione del latino nelle sezioni del liceo scientifico tecnologico, ai progetti di varia natura, a particolari  sperimentazioni didattiche come la classe capovolta, la scuola senza zaino e la didattica laboratoriale per le varie discipline, e maggiori verifiche con l’introduzione dell’autonomia scolastica, in particolare con le prove INVALSI.

Quali  le criticità  della scuola  oggi?  E dell’apprendimento per un bambino?

Le criticità della scuola rispecchiano e dipendono  in gran parte da quelle della società, che è sempre più caratterizzata da un pluralismo di situazioni culturali e familiari, spesso critiche e conflittuali, difficili da gestire, in rapporto anche alle finalità non selettive ma formative della scuola, difficili da armonizzare con le esigenze del mondo del lavoro e le aspettative ed ambizioni di molti genitori e figli, in particolare nella scuola secondaria.

In questa fluida e complessa situazione, un ruolo molto importante è svolto comunque dalla maturità umana e competenza culturale e professionale dei docenti, che incide notevolmente sugli esiti formativi.

In particolare per i bambini della scuola primaria molte criticità sono legate alle classi in alcuni casi troppo numerose ed eterogenee che rendono difficile attuare  forme di flessibilità organizzativa e di differenziazione dell’offerta formativa in base alle diverse capacità dei ragazzi.

Cosa pensa della DAD?

Non ne ho esperienza diretta, ma credo che possa offrire molte possibilità, anche perché i ragazzi sono sempre più esperti e motivati all’uso delle nuove tecnologie, ed un loro uso costruttivo può essere molto proficuo e ridurne anche i rischi  che sicuramente non mancano. E tuttavia ci sono anche ragazzi e giovani di famiglie meno abbienti che magari potrebbero restare penalizzati dalla mancanza degli strumenti necessari.  Ovviamente poi la DAD è più adatta a ragazzi motivati della scuola superiore che non ai bambini della scuola primaria o a studenti demotivati.

Come giudica le prove INVALSI?

Le prove INVALSI Possono essere utili per verificare le competenze raggiunte dagli studenti, tenendo conto anche dell’ambiente sociale e familiare di appartenenza. Dovrebbero inoltre sintonizzarsi il più possibile anche con il lavoro didattico e viceversa, per riuscire a verificare effettivamente gli obiettivi individuati, senza forzature e distorsioni che ovviamente  possono esserci  quando le prove stesse sono troppo distanti dal lavoro che si svolge nella scuola e quando provocano eccessivo stress emotivo, per cui è bene che gli alunni ci vengano opportunamente preparati, ma senza condizionare negativamente il lavoro scolastico ordinario.

Non solo un maestro. Come la  tua ironia evidenziata anche nel tuo  primo lavoro e messa spesso sul palcoscenico ti ha aiutato  nell’insegnamento?

L’ironia si usa molto nella satira, per condannare e correggere i costumi negativi, ridendo di chi li pratica, come dicevano gli antichi: “castigat ridendo mores”, che Totò, malmenando un moro e sghignazzando, traduceva con “castiga ridendo il moro.” 

Il mio invece è soprattutto un umorismo ludico e bonario, in cui non si ride di nessuno, ma si cerca di ridere o sorridere con gli altri.  Ci sono anche forme negative di umorismo, come dicevano ancora gli antichi: “risus abundat in ore stultorum” (il riso abbonda sulla bocca degli stolti.)   Perciò come dice Forabosco, est modus in risu”: bisogna regolarsi, “cum grano salis” (con un grano di sale); “cum grana salis” per chi vuole fare carriera.  Attenti perciò sia all’uso che alla dose: chi non osa non usa; ma osa e dosa.

Come dice Mario Farné “ridere è una cosa seria”, e può avere un valore educativo notevole, a determinate condizioni. Avner Ziv osserva: “Tra tutti i comportamenti umani, l’umorismo è forse il più ricco, (…) e contiene in sé tutta la ricchezza della psicologia umana. Comprende aspetti intellettuali, emotivi, sociali e fisiologici”.

Lo stesso Ziv mostra come l’umorismo possa avere un ruolo importante anche nella scuola: ma vanno evitati l’ironia e il sarcasmo, che offendono e feriscono, ed ovviamente la buffoneria ridicola. Egli precisa: “Non si tratta di proporre delle ricette. Non esistono soluzioni valide che vadano bene in tutti i casi. Come qualsiasi altro approccio psicologico, l’efficacia dell’umorismo dipende tra l’altro dall’accettazione e identificazione di colui che lo utilizza. Per quegli insegnanti che hanno il gusto dell’umorismo e che non si sentono minacciati dalle risate degli studenti, l’utilizzazione dell’umorismo può costituire un mezzo efficace per far diminuire i problemi di disciplina e rendere più gradevole l’atmosfera della classe”. (A.  Ziv)

“Nelle nostre scuole si ride troppo poco”, diceva Gianni Rodari. Dovrebbe esserci più gioia e  meno noia.  Anche come antidoto contro il bullismo, migliorando i rapporti per vivere la scuola con interesse, gioia e partecipazione.

Ferdinando Montuschi osserva: ”Imparare a ridere in modo sano e liberante è forse uno degli obiettivi educativi più validi che la pedagogia possa garantire alle giovani generazioni, e non solo a loro”.   Gianfranco Zavalloni afferma: “Mi verrebbe da dire: chi non ha la capacità di sorridere, di ridere non può essere un bravo maestro, un bravo educatore”.  Anche san Tommaso, sebbene con maggiore sobrietà, è d’accordo,: E’ richiesto per il rilassamento della mente che si faccia uso, di tanto in tanto, di propositi scherzosi e di battute.

Domenico Volpi, ispirandosi a Don Bosco, individua i seguenti valori dell’umorismo: fonte di gioia e allegria, agilità mentale, creatività e senso critico, eliminazione o riduzione dell’aggressività, sdrammatizzazione, serenità e distensione, capacità di adattamento dinamico.  Forabosco ritiene “l’adattamento la funzione madre” dell’umorismo, “generatrice di benessere, per una migliore qualità della vita”.

La b-attut-a  attut-isce molte difficoltà,  sdrammatizzandole.

Come dice Cantoni, l’umorismo cerca anche di mostrare “il lato sciocco delle cose serie e il lato serio delle cose sciocche.” Le battute ed i testi umoristici destano stupore e meraviglia. Come dice Bergonzoni: “-Si ride nel segno della sorpresa, dell’atavico salto in altro.”  Altro dal solito a cui siamo abituati. L’umorismo infatti è frutto di fantasia e creatività, di pensiero diverGente e diverTente, che diverte e sorprende, con MAGIE di parole, grazie alla suora più ORI-GENI-ALE: sor… presa!  E grazie al frate con le gambe storte: fra… parentisi, molto devoto di san-dalo.

L’umorismo si collega molto bene anche con la musica e con le attività di drammatizzazione.  Se usato bene, in modo equilibrato, unitamente ad una competenza metodologico-didattica adeguata, l’umorismo non riduce l’impegno e la motivazione degli alunni, ma le aumenta, responsabilizzandoli maggiormente. Anche qui i risultati non dipendono dall’oggetto, dal  “che cosa” si fa, ma dal come lo si fa e lo si utilizza, che rimanda alla maturità umana e professionale del docente.

 

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