L’oro nero di Civitella: i tartufi di Filippo ed Alfredino Malavolta

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Alfredino e Filippo Malavolta con RockyCivitella- Un’azienda familiare che sta sempre di più conquistando il mercato grazie alla professionalità e condizioni ambientali favorevoli.

 

 

 

Una passione che si è trasformata in una vera e propria attività che dà lustro ad un intero territorio.

La tartufaia Malavolta a Rocche Ischiano di Civitella rappresenta un’eccellenza per tutto l’Abruzzo.

Un’azienda fiorente a gestione familiare in un settore particolare come quello dei tartufi portata avanti con professionalità e passione da Filippo Malavolta e dal figlio Alfredino.

Le ampie zone collinari ed un terreno dalle caratteristiche uniche fanno si che i tartufi siano di qualità permettendo di competere con altre territori vocati e di essere apprezzati fuori dai confini regionali, soprattutto in Umbria.

Numerosi gli estimatori ed i ristoratori che si rivolgono all’azienda civitellese.

Nella zona lo chef Enrico Malavolta del ristorante “Da Enrico” per un discorso di filiera a km 0 acquista i tartufi neri pregiati per preparare piatti particolari legati alla tradizione di questo territorio
Protagonista di una florida raccolta é  Rocky, cane addestrato dal fiuto eccezionale che riesce a captare il profumo del fungo ipogeo e fa si che Alfredino vada nel punto giusto a colpo sicuro.

TartufaiaCome si coltiva il tartufo?

La coltivazione dei tartufi consiste nel ricreare artificialmente, un rapporto simbiotico tra fungo e pianta visto che il tartufo si trova sottoterra e quindi non è in grado di nutrirsi da solo. Questa tecnica si chiama “micorrizazione” e consiste nel lasciare le radici della pianta interessata a contatto con le spore del tartufo che si intende impiantare.

Quali caratteristiche deve avere il terreno e come viene preparato?

“Dipende dalle varie specie. Il tartufo per crescere ha bisogno di condizioni particolari sia di terreno che climatiche.

Prima di avventurarsi nella coltivazione è sempre consigliabile avvalersi del parere di esperti.

Non sono sicuramente adatti alla coltivazione dei tartufi terreni troppo compatti, acidi, con profondità ridotta tale da non permettere lo sviluppo in profondità delle radici e con completa assenza di calcio.

Il sesto d’impianto preferito è quello a quinconce, perché sfrutta meglio il terreno e le piante sono più soleggiate e arieggiate, però si possono usare altri schemi: a quadrato, a rettangolo, a siepe.

Prima di effettuare un nuovo impianto, occorre estirpare tutti gli alberi e arbusti eventualmente presenti, per evitare la concorrenza di micorrize indesiderate. Tutte le radici estirpate vanno bruciate.

Quali le principali piante utilizzate?

Sicuramente la roverella, il nocciolo, il rovere, il carpino ed il pino.

Quali regole da rispettare per la raccolta del tartufo?

Mai usare una vanga o una zappa a casaccio ma l’apposito vanghetto solo nel punto indicato dal cane e fare attenzione a non tagliare le radici micorriziate per evitare lo stop della produzione. La buca, va chiusa immediatamente con la stessa terra scavata. Non vanno infine mai raccolti i Fioroni, i primi tartufi  e gli ultimi”.

Rocky in azioneQuali caratteristiche deve avere il cane da tartufo?

Non esistono razze specifiche per la ricerca dei tartufi,è opportuno che le dimensioni del cane non siano eccessive ed il mantello sia forte ed ispido,per potersi facilmente muovere in ogni ambiente senza troppe difficoltà.

Per quanto riguarda l’addestramento si dovrà sensibilizzare il senso olfattivo del cane all’inconfondibile odore del tartufo, stimolarlo alla ricerca, insegnargli ad interrompere lo scavo del terreno quando gliene venga fatto cenno,portarlo ad evitare ogni distrazione durante il lavoro, abituarlo ad essere insistente e caparbio nella sua attività.

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