San benedetto del T.- In vista delle prossime scadenze elettorali, il Comitato Bigenitorialità e Pari Opportunità Oltre il Genere affida alla politica un documento programmatico articolato in sedici punti. La presidente Antonella Baiocchi: «Non chiediamo meno diritti per le donne, ma uguale tutela per ogni persona».

Con l’avvicinarsi delle prossime scadenze elettorali e la conseguente definizione delle piattaforme programmatiche delle forze politiche, il Comitato Bigenitorialità e Pari Opportunità Oltre il Genere, guidato dalla psicoterapeuta e criminologa Antonella Baiocchi, porta al centro del dibattito pubblico il documento programmatico intitolato “Pari Opportunità e Bigenitorialità. Proposte per una tutela della persona oltre il sesso”.

Si tratta di un articolato percorso di riflessione e proposta sviluppato in sedici punti, che, secondo quanto riferito dal Comitato, raccoglie il contributo di una rete di padri, uomini e associazioni attive sul territorio. L’obiettivo dichiarato è richiamare l’attenzione su alcune problematiche che, a giudizio dei promotori, continuano a produrre forme di disparità nella tutela degli uomini e, in particolare, dei padri coinvolti in percorsi di separazione.

Al centro del documento vi è una convinzione precisa: pari opportunità e bigenitorialità rappresentano due aspetti strettamente connessi della stessa questione sociale e culturale. Secondo il Comitato, una narrazione della violenza nelle relazioni prevalentemente costruita sul binomio uomo-autore e donna-vittima rischierebbe di consolidare una rappresentazione negativa della figura maschile, con possibili ripercussioni anche sul modo in cui vengono percepiti i ruoli genitoriali nelle separazioni caratterizzate da forte conflittualità.

«Il problema dei padri separati e quello della mancata bigenitorialità non possono essere letti separatamente rispetto all’immagine sociale dell’uomo», osserva Baiocchi. «Quando la violenza viene rappresentata quasi esclusivamente come un fenomeno in cui l’uomo è autore e la donna vittima, questa visione può estendersi anche alla figura paterna durante le separazioni conflittuali. A subirne le conseguenze più pesanti sono spesso i figli, perché la bigenitorialità riguarda prima di tutto il loro diritto a mantenere relazioni significative con entrambi i genitori, salvo la presenza di reali condizioni di pregiudizio. Diversamente, il rischio è quello di trasformarli nei fatti in orfani di un genitore ancora in vita, oggi frequentemente il padre».

Tra i punti contenuti nel documento emerge la richiesta di servizi di protezione e sostegno accessibili anche agli uomini vittime di violenza domestica e affettiva, accompagnata dalla proposta di una rilevazione nazionale in grado di misurare e conoscere con maggiore precisione la vittimizzazione maschile, compresa la sua parte sommersa.

Lo stesso principio viene esteso agli autori di violenza. Accanto agli attuali percorsi rivolti agli uomini, il Comitato propone l’istituzione di interventi strutturati anche per le donne responsabili di comportamenti violenti, sostenendo che il riconoscimento del ruolo di vittima o di autore debba derivare dai fatti e dalle condotte, non dall’appartenenza sessuale.

Una parte sostanziale del documento è dedicata alle separazioni altamente conflittuali. Secondo il Comitato, è necessario evitare sia il rischio di minimizzare situazioni di violenza effettivamente esistenti, sia quello opposto di consentire che accuse ancora in fase di verifica producano per lungo tempo conseguenze rilevanti nel rapporto tra un genitore e i figli. In questo contesto vengono richiamate anche le criticità che possono colpire i padri maggiormente fragili sotto il profilo economico e sociale: impoverimento, perdita della casa, allontanamento dalla quotidianità con i figli, isolamento relazionale, depressione e sofferenza psicologica, fino all’incremento del rischio suicidario evidenziato da parte della letteratura internazionale dopo la fine di una relazione.

Il documento affronta inoltre il tema del Codice Rosso e delle accuse risultate infondate, sottolineando come un sistema percepito come fortemente sbilanciato possa prestarsi, nelle separazioni conflittuali, anche a possibili utilizzi strumentali delle denunce. Il Comitato precisa che archiviazioni e assoluzioni non equivalgono automaticamente alla dimostrazione della falsità delle accuse, ma ritiene necessario disporre di dati nazionali capaci di misurare in maniera specifica il fenomeno delle accuse consapevolmente false, il loro eventuale utilizzo strumentale e le conseguenze prodotte sulle persone coinvolte e sui figli.

Ampio spazio viene dedicato anche alla vulnerabilità economica, abitativa, relazionale e psicologica degli uomini e dei padri separati. Gli estensori del documento richiamano studi scientifici e dati sociali che evidenziano un’associazione tra la rottura della relazione e un aumento del rischio suicidario maschile, precisando però che tale correlazione non consente automaticamente di stabilire un rapporto diretto di causa-effetto né può essere trasferita senza ulteriori approfondimenti alla specifica categoria dei padri separati.

Sul piano normativo, il Comitato esprime una posizione critica nei confronti dell’articolo 577-bis del Codice Penale, ritenendo che presenti possibili elementi di contrasto con il principio costituzionale di uguaglianza e proponendone l’abrogazione. La richiesta avanzata è quella di garantire identica tutela alla vita indipendentemente dal sesso della vittima, valutando invece il movente, la condotta e le circostanze concrete di ciascun caso. Gli stessi promotori precisano che ogni eventuale valutazione di legittimità costituzionale resta di esclusiva competenza della Corte Costituzionale.

Il documento richiama inoltre il Modello del Debolicidio, elaborato da Baiocchi, e il concetto di Analfabetismo Psicologico, definito come la mancanza o il mancato utilizzo delle competenze necessarie per gestire frustrazioni, conflitti, rifiuti, divergenze e dinamiche di potere nel rispetto dell’altro.

Da questa impostazione nasce la proposta di promuovere una diffusa alfabetizzazione psicologica, emotiva e relazionale, rivolta a bambini e adulti, uomini e donne, con l’obiettivo di sviluppare competenze nella gestione della rabbia, della gelosia, del rifiuto, della frustrazione e del conflitto.

Il Comitato sottolinea infine di non voler limitare la propria azione alla denuncia delle criticità. Quattro delle istanze contenute nel documento sono infatti confluite in altrettante proposte di legge di iniziativa popolare, formalizzate presso la Corte Suprema di Cassazione nel luglio 2026. I temi riguardano la tutela delle vittime di violenza indipendentemente dal sesso, gli interventi sulle accuse consapevolmente false, l’abrogazione dell’articolo 577-bis e il rafforzamento effettivo della bigenitorialità.

L’appello finale è rivolto direttamente alla politica.

«Ci auguriamo che vi siano amministratori e rappresentanti istituzionali disposti ad affrontare apertamente queste questioni e a intervenire dove ritengano necessario», afferma Baiocchi. «Non chiediamo privilegi per gli uomini e non chiediamo che venga sottratta alcuna tutela alle donne. Chiediamo che le pari opportunità siano realmente tali: che una vittima venga riconosciuta come vittima, che una persona violenta venga giudicata per ciò che compie e che un genitore sia valutato per la sua capacità di essere genitore, non in base al suo sesso».

Il documento (  DOCUMENTO) viene ora messo a disposizione di partiti, istituzioni, professionisti, associazioni e organi di informazione con l’intento dichiarato di favorire un confronto pubblico su pari opportunità, tutela della persona e diritto dei figli alla bigenitorialità, contribuendo alla costruzione delle future agende politiche.

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