Voto o non voto: questo il problema!

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Rispondendo a CAMALEO…Grazie Camaleo per l’ottimo contributo e gli spunti offerti. Voglio partire per rispondere da un’ulteriore domanda: cos’è oggi il voto?

Lo definirei una mera ratifica di decisioni prese dall’alto, ben lontano dalla democrazia e dal significato di quello conquistato dai nostri nonni. (voto è un DIRITTO)

Credo alla teoria della ciclicità della storia: qualcuno riesuma Mussolini, la dittatura. Che forma di governo c’è oggi in Italia? La repubblica, forse, quella res-pubblica che appartiene al cittadino?

Forse sulla carta. Mi sembra più una forma più subdola e pericolosa di dittatura: una dittatura culturale, con modelli stereotipati, una dittatura dei cosiddetti poteri forti a cui i “padroni ed i servi” dei partiti e dei movimenti si inchinano.

Da qui la mia delusione per la partitica ma non per la politica e l’interrogativo se ha senso ancora andare a votare.

Conosci le mie posizioni centriste; centro, un lemma che racchiude mille significati e che racchiude un codice di comportamento ben preciso; un po’ come i 10 Comandamenti per i cristiani ( valevoli anche per i demo-cristiani): non è tanto conoscerli ma metterli in pratica.

Oggi c’è un’inflazione della parola centro: è diventata una moda; fa comodo dire sono al centro. Tutti ne vogliono far parte e ognuno si sente paladino e portatore dei valori che rappresenta: moderazione, pari opportunità, finanza etica, diritti fondamentali dell’uomo ( lavoro, sanità…).

Se veramente il centro destra e il centro sinistra ed il centro centro (come si definisce il 3°polo, il nuovo, l’alternativa), perseguissero quegli ideali allora l’Italia sarebbe una sorta di Città del sole.

La realtà però è ben diversa, cruda, sotto gli occhi di tutti.

Il centro quindi è diventato un ricettacolo, un contenitore per i silurati dei vari partiti ( sempre meno credibili ed in crisi d’identità).

Ecco allora in questo contenitore ritrovare insieme “avversari politici” fino a ieri appartenenti a partiti diversi e con visoni diametralmente opposte.

Essere centrista è veramente difficile, perché vuol dire, mettere al primo posto il bene comune, non scendere a compromessi, denunciare situazioni illecite, non essere collusi  perseguire politiche eque finalizzate ai diritti fondamentali ed alle pari opportunità. La politica dovrebbe inoltre guidare la finanza non verso scelte speculative ma etiche ed equo-solidali.

Chi persegue certi fini, però è escluso, emarginato, messo al bando. perché libero e non allineato. È scomodo!

Persone che perseguono questi valori si contano veramente sul palmo della mano e fa piacere che una di questi è un editorialista del mio blog/giornale.

Meditate!

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