…Per continuare a tutelare anche domani le donne ( dopo oggi 25 novembre)

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Oggi, nella giornata contro la violenza sulle donne, ci si sente tutti uniti, solidali.

Tutti a gridare il proprio disappunto, a far sentire la propria voce per dire no ad un fenomeno sempre più preoccupante.

Un modo per sentirsi a posto con la coscienza. Una giornata celebrata con convegni , rappresentazioni, come un compleanno, un anniversario.

Cosa succede quando si spengono i riflettori e finisce lo sciacallaggio mediatico?

Il problema violenza, non si esaurisce, continua, tra le mura domestiche, tra le cerchia di persone “amiche” di cui hai fiducia e quel muro di silenzio che si crea continua ad essere una barriera insormontabile.

Il femminicidio rappresenta solamente la punta di un iceberg.

Alla base c’è la mancanza del rispetto per i diritti umani e della cultura della vita.  Vita che va tutelata fin dal suo nascere.

A questa carenza si aggiunge anche una crisi di valori che ha minato in primis l’istituzione famiglia

E se manca la famiglia manca un punto di riferimento fondamentale per i cittadini di domani.

I risultati di tutto ciò sono sotto gli occhi di tutti…

L’educazione alle pari opportunità nasce in famiglia, quella naturale in cui i ruoli vengono giocati per l’apprendimento di comportamenti sicuri tra prevenzione e rischio, per tutelare non l’oggetto donna o la vita di cui abusare (come padroni), ma come identità autonoma in grado di scegliere il percorso giusto, su misura della persona.

Sottolineando il valore dell’educazione, mi riferisco non ad una ricetta per vivere o per far crescere il rispetto umano, ma per ipotizzare un cammino positivo della specie umana in qualsiasi angolo del pianeta.

La cultura del diritto naturale, deve rifondare una relazione consona all’evoluzione della specie, non al degrado della donna violata.

Oggi non è una ricorrenza di festa e le scarpe rosse lasciate su una strada richiamano altri olocausti, altri manichini, ma la realtà purtroppo non riguarda solo il femminicidio ma umani che hanno uguali diritti e muoiono nell’indifferenza senza parate e celebrazioni.

 

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