Pensiamo prima di scrivere e criticare a vuoto

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mazzetta-giornaliL’attentato di Parigi ha riportato alla ribalta il problema della libertà di espressione e di stampa.

 

Sull’onda emotiva e sul clamore suscitato tutti ne parlano e si scandalizzano di fronte ad un atto così deplorevole ed assurdo.

La libertà di espressione ,non deve ledere il diritto e la libertà di un altro. Deve essere chiaro il confine tra libertà di espressione e di stampa e quello di offesa, blasfemia e vilipendio.

L’estremismo in entrambi i casi va condannato.

Dopo i fatti di Parigi, puntualmente sono arrivati anche i commenti dei nostri politici che condannano e si fanno portavoci di un’apparente libertà di stampa e di espressione che è solamente teorica perchè sono i loro i primi ad uccidere la verità.

“Puoi parlar male degli altri ma non di me”: è ciò che si evince giornalmente dai quotidiani d’informazione.

La stessa notizia infatti viene distorta a seconda dell’appartenenza partitica

Apparire negativamente sul giornale non piace a nessuno ed è per questo che ai partiti ed alle lobby piace controllare e pilotare l’informazione.

Sono dei maghi a farlo grazie alla complicità di giornalisti compiacenti che uccidono la verità.

Appartenere all’Ordine non garantisce la qualità dell’informazione; molte volte sembra essere una giustificazione legalizzata a stravolgere la verità poiché gli assunti dai giornali sono proprio quelli che pagano annualmente la tessera.

I giornali sono sempre meno credibili, sono sempre di più bollettini e notiziari del politico o del signorotto di turno.

Le migliori penne forse sono fuori da un’appartenenza formale, sono libere, sono una minoranza che va “scovata”, valorizzata e tutelata.

Quando l’appartenenza all’ordine o all’associazione ti dona la libertà di espressione e ti migliora come persona senti di essere autentico, vero, non asservito al padrone o alla convenienza partitica del momento.

Lo sponsor non è sempre un mecenate libero, spesso nasconde investimenti mascherati epicamente, in realtà sono le tracce di fondi neri, oscuri, di cui prestanome protetti fanno da specchietto per le allodole.

Di tanto in tanto si crea l’osso da rosicchiare, fondi da prosciugare con ricatto del lavoro, allora se pensi interpreti la comunicazione come messaggio pilotato, che non ha niente di vero, perchè la verità è trasparente, non ha scorie e non è inquinabile.

Purtroppo si confonde il giornalismo con la vendita di notizie e per la sopravvivenza di lavoratori che sono ben lontani dal professionismo e dal codice deontologico.

La cultura non può essere venduta, intendo quella vera e chi paga lo scotto della pseudo informazione subisce dati in cui è difficile orientarsi.

La scuola di giornalismo è come la scuola, non quella chiusa di strutture pseudo aperte, è scuola a cielo aperto, in cui la libertà stenta a sopravvivere, soprattutto perchè si dimentica la storia… non solo del giornalismo.

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