La palla ovale (rugby a 13), progetta la mission e parte per il Kenya.

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La IRFL   a fine ottobre attuerà il progetto sociale-sportivo in Kenya per bambini-adolescenti dell’orfanotrofio con lo scopo di realizzare in continuità con il Brasile ed altri Paesi disagiati, iniziative solidali sportive al fine di creare LEGAmi internazionali autentici sventolando l’italica bandiera solidale (non da conquistadores).Per dovere di cronaca CAMALEO, del Centro Studi Federale (la zzia), sostiene la squadra-famiglia…

Scomodando Kant per riflettere sul senso del dovere, CAMALEO ricerca il valore di questa mission di progetto, che oltre la Lega sportiva internazionale, traduce il dovere in buone pratiche sociali degne di lode e non solo di metalliche medaglie.

Da quanto Kant scrisse la “Critica alla ragion pratica”, la parola dovere ha riempito programmi, convention, stadi d’elite.

Al mercatino delle parole d’antiquariato, certe parole da vetrinetta hanno perso il significato profondo che lega i valori sociali per cui vive ed è sempre attuale la parola “dovere”.

Kant stupiva ed oggi se intervistato, sosterrebbe e riconoscerebbe questo rugby a 13, questa bella gioventù che ama la propria creatura a 13 e sostiene profondamente la responsabilità solidale, quel dovere profondo che unisce educatori.

La problematica dell’educazione , fa partire questi ragazzi per il Kenya che senza troppe filosofie e poesie agiscono e traducono la ragion pura kantiana in ragion pratica sociale.

Il rugby a 13 ha l’animo puro e ricco di universalità, ricerca il contatto sportivo in “meta inusuale” e non solo in impianti di ultima generazione…

Svuotando le proprie tasche, leggeri e con mute semplici, si vestono di gioco che amano: il rugby.

A 15, a 13, a 10, dunque non sono soli, ma squadra, famiglia, anche con i CAMALEO di terza gioventù. Vogliono giocare un tempo migliore, per tutti, ovunque.

Partono per l’Africa: la loro meta non è un Safari ma spazi di guerra e di conflitti, di disagio per il dovere di ritagliare uno spazio cortile dell’orfanotrofio o corridoi di pace in cui il coach-padre ha l’affido di fiduciaper una mission (come una missione religiosa) che insegna regole del gioco sportivo, della salute e del diritto al gioco ( non al lavoro minorile).

Il coach, in una pratica sportiva riafferma una morale passando per la palla ovale.

Capanne, favelas, orfanotrofi, come il carcere di Frosinone, dove il progetto di davide è entrato, gratuito, per offrire a certi emarginati un dono di scambio non venale.

All’orfanotrofio del Kenya, si ricreerà per nuovi “tempi” di speranza il gioco del rugby a 13.

Questo gioco, potrà offrire quei contatti utili ad apprendere regole e nuove vie di sviluppo.

La muta di gioco, potrà rappresentare la sicurezza d’appartenenza alla squadra, avviando uno sviluppo degno di un progetto d’intercultura.

La cittadinanza sportiva può essere così giocata non per le mani avide di una finanza multinazionale, perché si può far 13 con una palla ovale che traduce senza troppe pomposità le relazioni internazionali ed umanizza lo sport.

Alla radice del progetto sta il sesto senso che non è un formalismo etico ma un dono di scambio intergenerazionale.

Oltre le circolari burocratiche, i protocolli ed il bla bla, certe belle persone possono per dovere partecipare con ruoli diversi.

La “mischia” può essere un abbraccio vero oltre le parole che fanno colpo su chi legge e non sa vedere lontano.

Si parte per il Kenya per una partita che vuole centrare l’obiettivo sociale.

I passaggi tra bianco e nero, possono far sentire la gioia che unisce liberamente giocatori e famiglia umana.

La meta, non solo sportiva è la speranza di Pace, di solidarietà per i diritti umani.

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