CODICI E VALORI…

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codiceCaro direttore, CAMALEO si preoccupa per i giovani ed i meno giovani…

Secondo lei il codice deontologico di giornalista ( tecnologico e non) è vigente oggi?

Il “giornale” (o tablet) può educare?

L’appartenenza all’ordine dei giornalisti garantisce il controllo e la tutela dei minori e degli analfabeti sociali?

Ho fatto una riflessione sul diritto all’informazione ed alle tutele che oggi sono necessarie per orientarsi i questo universo semiologico gigantesco.

 

John Swinton capo redattore del New York Times, nel discorso di congedo dai colleghi alla vigilia del suo collocamento a riposo affermò: “siamo delle prostitute intellettuali”.

Ciò la dice lunga su una professione, quella del giornalista, sempre più in crisi da un punto di vista deontologico, soprattutto in Italia dove chi vorrebbe fare giornalismo serio ed imparziale si trova a dover subire mortificazioni da parte dello stesso giornale legato più o meno ad un potente di turno.

Servizi costruiti ad hoc, bollettini comunali, e copia incolla di comunicati inviati dai vari addetti stampa: il giornale ha perso la sua mission originale: quella di informare.

Non parliamo poi della morbosità con cui vengono riportati fatti di cronaca, caricandoli di dettagli che poco hanno a che fare con il diritto all’informazione, senza le dovute tutele.

Il diritto di cronaca è esclusivo per la nera che affascina e “bombarda” la massa, mentre è “non notizia” il bene.

Quotidianamente si assiste alla spettacolarizzazione di eventi delittuosi o di mala perché il giornale è una vetrina “di giustizia sommaria”: si condanna prima del processo e si sfamano i corvi.

Gli ideali ed i valorosi che dovrebbero sostenere la comunicazione, vivono i un sistema caotico che neppure i corsi di formazione dei professionisti della carta stampata, riescono a far stampare ed il messaggio resta solo informazione superficiale, annientando quel codice deontologico che dovrebbe essere il vangelo del buon giornalismo.

 

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