Centri per l'(il non) impiego: a chi giovano realmente?

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San Benedetto T.- Anomalia solo ascolana o italiana? Cronaca di una giornata tragicomica al centro dell’impiego di San Benedetto del T

centro-2Chi non ricorda Paolo Villaggio nelle vesti del rag.Ugo Fantozzi, il suo personaggio più celebre, icona degli “ultimi” nell’Italia degli anni del posto fisso, condannato quotidianamente a sfortuna, frustrazioni e sconfitte, affrontate con rassegnazione cronica?

Il posto fisso ora è un miraggio per molti, non sei dipendente all’ Italpetrolcemetermotessilfarmometalchimi… matricola 1001/bis Ufficio Sinistri ma sei costretto più che mai a subire umiliazioni e mortificazioni anche da chi sarebbe preposto ad aiutarti a trovare lavoro.

I centri per l’impiego provinciali assomigliano sempre di più ai centri di prima accoglienza e se chiedi se esista qualche modo per poter sbrigare una semplice pratica risparmiandoti 2 ore di fila rischi anche una risposta stizzita da parte di chi dovrebbe avere sempre il sorriso sulla bocca e ringraziare il Signore di essere tra i pochi eletti ed avere un posto fisso in un ente pubblico.

Non poteva non essere così anche al Centro dell’Impiego di San Benedetto del T.

centro3Dalle ore 7 già in tantissimi lunedì mattina a far la fila per prendere il fatidico biglietto per evitare di passare l’intera mattinata a sbrigare pratiche che in un paese civile ed europeo si risolvono con un semplice clic del mouse.

Alle 8.30 ci sono già oltre 100 persone aspettando che aprano gli uffici.

Alle 8.46 si aprono le porte e subito la calca vicino alla macchinetta.

Ci sono anche io tra i non eletti giunto sul posto alle 8.05 poichè devo rinnovare la pratica di disoccupazione altrimenti perdo i benefici (?). Sono il numero 38.

Mi avvicino alla reception e chiedo se tale rinnovo potrebbe essere fatto on line. Dopo alcuni botta e risposta : “questo è l’unico modo e devi fare la fila. Punto.

Come impiegare il tempo?

Provo a contattare gli uffici provinciali preposti più volte poiché non soddisfatto della replica del pubblico dipendente: nessuna risposta.

Torno dentro; intanto qualcosa si muove e contemporaneamente continua ad arrivare gente.

Si inceppa anche la macchinetta dei biglietti…

centro1Alle ore 10.40 è finalmente il mio turno. 1 minuto d’orologio per fare ciò che avrei potuto fare tranquillamente da casa se solo avessi avuto la fortuna di abitare in un posto civilizzato.

Due ore ti tempo perse ( e mi è andata veramente grassa) che avrei potuto impiegare per cercare lavoro considerato che in 12 anni (anno più annoi meno) di iscrizione alle liste non sono stato mai contattato da nessuno per un colloquio.

Sono un caso isolato? Una mosca bianca? Altri si trovano nella mia stessa situazione?

Mi chiedo a questo punto a chi giovano realmente i centri per l’impiego così concepiti.

Centri per l’impiego del tempo dei disoccupati, visto che qualcuno può pensare che chi non ha un lavoro non abbia un …. da fare e può quindi permettersi di passare intere giornate all’interno di queste strutture?

Centri per l’impiego per dipendenti pubblici che altrimenti per il riordino delle province potrebbero essere ricollocati altrove?

In altri paesi europei tali uffici sono organizzati in questo modo oppure è solo un caso italiano?

Fa comodo tenerli così o c’è parecchia incompetenza ed incapacità manageriale?

Dov’è la semplificazione della pubblica amministrazione tanto decantata da Brunetta e poi da Renzi & C?

Fate sapere ai nostri illuminati politici romani che a San Benedetto la tecnologia non è arrivata: siamo ancora all’età della pietra…

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