Castagna protagonista a Montemonaco

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Al Blog di Paride

Report di CAMALEO dalla montagna

A Montemonaco, a San Michele è protagonista la castagna.

Il “pane di montagna” ha preso scena e parola profonda per comunicare l’identità di una risorsa di cui vantarsi, ora a rischio per un male importato, uno strano insetto che mina le preziosità della nostra Area Picena.

Il rischio per il frutto prezioso di questo sito montano  e per l’economia stessa di una qualità certificata, ha impegnato il Comune di Montemonaco e la sua amministrazione.

Il convegno organizzato in un sabato speciale ( 26 ottobre) dal sindaco Onorato Corbelli, ha visto l’attenta partecipazione ad un evento culturale per il territorio e non solo.

Il contributo degli addetti ai lavori, è stato elevato per informazioni legate alla “castagna malata”.

Oltre il lessico scientifico, i ricercatori sono riusciti a motivare un ascolto profondo e la partecipazione alla problematica dolorosa che mina questa nostra ricchezza di montagna.

La sua malattia è il dolore di questo vivo monumento verde, il signor castagno longevo e fruttifero, l’attenzione al valore ambiente, ha portato al dialogo con i relatori, ricercatori sul campo.

Certi consigli fondati sulla metodologia scientifica, hanno definito percorsi strategici ed azioni per frenare il rischio contagio e prevenire la morte dell’albero stesso.

Le relazioni esperte hanno motivato l’opportuna sintesi, pertinente, del Presidente della Provincia Ing. Piero Celani.

Il Presidente ha sintetizzato la giornata di studio ed ha sostenuto la necessità di legami con la Regione e le direttive europee, per contribuire allo sviluppo di piani a livello nazionale ed internazionale, garanti di qualità degli addetti ai lavori ed una formazione “di merito”e competenza, di accertata, qualificata esperienza.

“ Le personalità non vengono formate da ciò che sentono o vedono, ma dal lavoro e dall’attività” (Albert Heinstein).

È il caso di riconoscere in certi convegni il valore delle consulenze intelligenti, che possono definirsi sociali e di cultura per il territorio e per l’ambiente.

La ruralità in area protetta, ha il marchio della memoria intesa come tradizione utile alle nuove generazioni.

L’opportunità che essa offre, oltre la tutela dei marchi, richiama le certezze di chi ha la passione per la propria terra e la terra in genere.

Superando il ricerchismo / nozionismo, possiamo individuare i batteri cattivi e preparare in provetta quelli buoni, in grado di combattere i portatori di malattie…

Certo non è facile prevenire le malattie dei viventi, perché non si conosce bene l’agente; ciò che è possibile è essere partecipi e vigili al fine di allenarsi, con sforzo alla resistenza e non abbattersi.

Il convegno ha offerto spunti utili alla salvaguardia del castagno; occorre valutare il merito indiscusso di un seminario scientifico: la malattia dell’albero.

Nelle dovute forme, chiama a raggiungere tutti, imprenditori e non alla responsabilità ed alla tutela dell’ecosistema.

Si è richiamato l’associazionismo che non va confuso con il cooperativismo antico.

La memoria culturale dei siti, esige strategie di promozione e qualificazione di prodotti e servizi, non con modelli web di businnes multiplo.

La tutela di prodotti, minacciati oggi da multinazionali ed accordi perversi, può essere fatta con una politica passionale di cittadinanza.rurale che è dono primario e servizio dal monte al mare.

Il convegno è stato stupendo, nonostante alcune voci fuori dal coro.

Le stonature non aiutano lo sviluppo; servono informazione, formazione e reti positive, che legano i migliori cervelli sensibili alle problematiche e lungimiranti.

Certe patologie possono essere combattute con lanci e fiale, ma i processi vitali sono possibili con la discesa in Campo di coraggiosi umani vincenti, che ancora sentono di testimoniare progettualità e belle esperienze nella speranza di coinvolgere il palazzo delle istituzioni.

Lo scambio… potrebbe far rinascere una politica di cui essere fieri.

Fine PRIMA PARTE

Caro direttore, senza allarmismi vorrei che provasse a comunicare non solo agli addetti ai lavori che le malattie degli umani sono come le malattie degli alberi e, pur riconoscendo il valore della ricerca e della scienza, si potrebbe creare un’eccessiva dipendenza e sudditanza da regole che appartengono invece alla natura ed all’ambiente.

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